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giovedì 28 novembre 2013

Le castagne per l'MTC







 

Amo le castagne, tantissimo. E le amo in tutte le maniere possibili che l'Uomo abbia inventato per trattarle: mi spello le mani a sbucciarle arrostite, mi rilasso a scavarle quando sono bollite, mi lascio andare in una goduria indescrivibile quando sono candite e sotto spirito. Perfino sottoforma di farina le ho adoperate in tutti i modi che potevo immaginare... crespelle, gnocchi, pasta, raviolo, biscotti. Anche il pane, che i miei figli hanno definito uno dei pani più buoni che abbia mai fatto ( °_O)!!
E poi le ho messe nella bavarese con la crema di marroni, nel Montebianco ai marroni e non so che altro...
Ma finora mai in uno strudel. E devo confessare che lo strudel in particolare non lo avevo mai fatto in vita mia nemmeno in versione "classica".
Eppure è un dolce molto rustico, che nella sua semplicità sa mettere in grandissimo risalto i più semplici sapori della nostra campagna, quelli che in fondo amo di più perché sento di trovare in essi una parte delle mie radici più profonde..

Ma questo mese il tema delle Signore dell'MTC e della (ex) Signorina Pici e Castagne, erano proprio le castagne e la cucina "povera" quella degli ingredienti a chilometro zero, quella dei nostri nonni. Per questo ho pensato ad uno strudel, perché tra i sapori che oggi chiamiamo "comfort", che sanno di casa e di cose buone, un dolce così per me non può mancare. E' il dolce della Festa. E poi, il ripieno è tra le cose che più mi intrigano in cucina per quel suo essere così versatile ai miei gusti.

Il mio contributo a questa puntata giunge così, dal quel mondo antico ed anche ancestrale che immagino e che tengo stretto nel cuore, fatto di profumi della terra, di attenzione alla natura, di cure amorevoli per i suoi frutti. E fatto dalla volontà di impreziosire tutte queste cose, che mi legano alla mia Terra in maniera indissolubile.

Grazie a Serena, che mi ha spinto "oltre" nell'uso di questo frutto così amato.


Strudel con castagne candite alla vaniglia
mele, noci e composta di fichi

Per la pasta:
90 g. farina di castagne di alta qualità (qui farina di marroni)
170 g. farina 00
1 uovo
2 cucchiai burro
100 g. acqua circa
1 presa di sale
burro sciolto per pennellare l'esterno del rotolo

Per il ripieno
250 g. castagne bollite e spellate
3 cucchiai colmi zucchero di canna
1 fialetta di aroma di vaniglia

300 g. composta di fichi
-fatta in casa con i fichi dell'albero di famiglia-
10 noci tritate -dal bosco di mia cugina Emilia-
circa 600 g mele (6 mele piccole di qualità Annurca)
50 g. zucchero
a discrezione 2 cucchiai di grappa -fatta "di frodo" dall'amico di mio padre-


 




Preparate la pasta: io la faccio col mixer, regolandomi sulla consistenza man mano che impasta.
Lasciatela riposare avvolta nella pellicola, in frigo, almeno mezzora, ma anche mezza giornata.
Pelate e tagliate sottilmente le mele, io con la mandolina, spolveratele con lo zucchero e, se vi piace, con la grappa. Ponetele in una bacinella grande, che possa accogliere anche lo zucchero, la composta di fichi, le noci tritate e, infine le castagne candite.
Per queste ultime, io ho fatto così: ho inciso le castagne e le ho fatte bollire. Poi le ho spellate cercando di non romperle troppo. Infine le ho cosparse di zucchero di canna e le ho cotte solo un poco ancora, fino a che lo zucchero si è sciroppato. Quindi ho unito l'aroma di vaniglia e le ho lasciate raffreddare.
Per unirle al resto dell'impasto le ho sminuzzate piuttosto finemente, dato che la loro consistenza era comunque rimasta abbastanza dura.
Stendete la pasta il più sottile possibile, su un foglio di carta forno. Purtroppo la presenza della farina di castagne toglie elasticità all'impasto, che tende quindi a stracciarsi, quindi attenzione a trovare il giusto compromesso tra la spessore e resistenza all'arrtolamento. Distribuite il composto di mele, noci, castagne e composta, ripiegate all'interno il perimetro, per circa tre cm. per creare una sorta di contenimento del ripieno. Quindi aiutandovi con la carta, create il rotolo.
Cuocete in forno statico, per circa 40 min. a 190° (io ho lasciato fino a 50 min. ma è davvero troppo), pennellando verso la fine della cottura, con del burro fuso.

 Questa ricetta è per l'MTC di Novembre, con tema Le Castagne!!





venerdì 28 giugno 2013

Lamponi e filetto in INSALATA


Per salutare definitivamente il mese di giugno che a casa nostra si è tinto di azzurro e di rosso, abbiamo pensato a questa insalata. Un'insalata dedicata all'MTC che quindi, già si capisce, non può essere una semplice insalatina malinconica e veloce. Nossignori, non sia mai! 
Abbiamo cercato di creare un mix di ingredienti che entrassero in armonia tra loro stuzzicando il palato ma con delicatezza. Come sempre, siamo partite facendo una doppia ricerca: una cromatica per onorare il nostro tema cromatico del mese e l'altra esclusivamente improntata sulle linee guida della Sfida nonché sull'equilibrio dei sapori.  


Per l'effetto cromatico ci sono venuti in soccorso i lamponi. Rossi, sodi e aciduli. Quello che ci voleva per bilanciare una carne alla griglia piuttosto intensa e grintosa e un tocco di dolcezza dell'aceto balsamico.


E tra i protagonisti del piatto non potevano mancare i profumi dell'orto. Il filetto insaporito con olio, salvia, rosmarino e timo dopo una cottura alla piastra. Già lo sapete, la cucina ne ha beneficiato con un profumo piacevolissimo. 

Infine, il Grana. Qualche scaglia sparsa qua e là con una nota acidulata del lampone e l'accompagnamento di gocce di aceto balsamico.

Un'insalata facilissima da fare, senza dubbio. Ingredienti di ottima qualità, come sempre e soprattutto - lasciatemelo dire - in questo caso un occhio di riguardo al taglio della carne e alla sua cottura. Se si ha la sfortuna di portarsi a casa un filetto non proprio filetto (e ci siamo capiti) oppure di cuocere troppo o troppo poco la carne è un gran peccato. Cottura à point: praticamente perfetta!

Ora i dettagli per due persone:
insalata valeriana, 200 gr di filetto di manzo, olio evo, salvia, rosmarino, timo, 50 gr di lamponi, formaggio Grana a pezzettoni, qualche goccia di aceto balsamico, crostini;

Accompagnamento: 4 cucchiai di yogurt bianco naturale, foglie di menta, qualche goccia di succo di lime, un pizzico di sale, mezzo cipollotto rosso e dolce il tutto frullato;

Non voglio essere pedante, ovvio che per quest'insalata è sufficiente mescolare tutti gli ingredienti e proporla con la salsina allo yogurt come accompagnamento. L'unica nota che mi piacerebbe aggiungere riguarda sempre la carne. Non dite che sono fissata ma, scusate, se a me arrivasse al ristorante fatta male ... non sarei per nulla contenta. Giusto?
Dicevo. Per la cottura: cuocere la carne alla griglia o alla piastra, come preferite. In questa fase non usate alcun condimento o olio, aggiungete tutto dopo. Una volta cotta, mettete da parte la carne e lasciate che perda i liquidi. Ora, irroratela con dell'olio extravergine e profumatela con gli odori quali rosmarino, salvia e timo. Una volta che la carne avrà riposato e avrà assorbito questi profumi, tagliatela a pezzettini ( non troppo piccoli) e unitela al resto degli ingredienti.

Gustate sgranocchiando di tanto in tanto un crostino e annegando i bocconcini di carne nella salsina.

J'adore cette salade! Speriam piaccia anche a voi!

Un caro saluto a tutti, amici di Colors & Food e popolo sempre più numeroso dell'MTC!

Vale

Con questa ricetta partecipiamo alla Sfida n°31 dell'MTC

martedì 28 maggio 2013

La taieddhra in Verde e Rosa!


Ecco, quando leggo certi post dedicati ad una ricetta per l'MTC... "a-me-mi" viene da sospirare.
Si, perché manco a dirlo, vado a leggere puntualmente i post di partecipanti che hanno sempre una storia antica per il loro piatto, hanno una mamma, una nonna, una zia o una vicina che ha insegnato loro a cucinarlo. Ovviamente hanno ricordi d'infanzia nelle cucine e tra i piatti delle loro tradizioni. E, locicamente, più hanno questi fattori nel loro post, più è alta la loro possibilità di vincere!!
No, ma, ragazze, io dico, abbiate una volta pietà anche per quelle porelle che, come me, si son fatte da sole in cucina!
'Ché non c'era una mamma tirare la pasta, o a far gnocchi alla romana piuttosto che ad aprire cozze per una taieddhra. No.
Semplicemente, per quelle come me c'era una mamma che dalla mattina alla sera sbobinava fili al piano di sotto, e loro si dovevano ingegnare per inventarsi una cena con qualcosa di diverso dalla minestrina col brodo di dado (piatto amorevolmente insegnatole all'età di 7 anni!). Magari anche tirar fuori un'alternativa più appetitosa del milionesimo coniglio al vino con polenta e patate..!
E che, gioco-forza, si sono "spupazzate" qualche libro di cucina a partire dai 10 anni in poi, riuscendo anche a meravigliare con uno stratosferico gateau di patate la suddetta mamma, che si aspettava per la cena la solita minestrina.
Detto questo, che mai può inventarsi una così (come me) lombarda da decine di vite, intorno ad una taieddhra pugliese? E per giunta cercando di farla stare anche nei colori del nostro contest del mese, nientemenoche Verde e Rosa?

Ecco dunque... riso selvaggio, patate e pomodori, totani, zucchine e cipolle di Tropea con il loro verde.. Niente formaggio, 'ché non mi pareva proprio che ci stesse, buon olio extravergine d'oliva e qualche fogliolina di timo qui e là.


Ingredienti per una teglia da 6 persone
200 gr. riso selvaggio
2 patate grandi
1 cipolla di Tropea intera
2 zucchine piccole
3 totani non troppo piccoli
qualche pomodoro pizzutello
sale, olio extravergine buono, timo fresco
fumetto di pesce



Preparate puliti ed affettati ad anelli i totani. Io ho usato anche i tentacolini. Pulite bene le verdure e pelate le patate. Affettate tutto abbastanza sottilmente; le zucchine sono state pelate del loro verde, in senso verticale, in modo da ottenere delle fasce verdi e dare così anche la nota di colore necessaria al nostro contest. E poi assemblatate a strati in una teglia di coccio... Io avevo questa qua, vissuta e sbeccata senza pietà, ma adatta a far bene il suo lavoro.
Fate attenzione a lasciare il riso non troppo vicino all'ultimo strato: durante la cottura ha bisogno di rimanere ben coperto!
Regolarsi su quanto brodo aggiungere nella teglia, secondo la tipologia di riso che avrete usato. Io ho trovato una versione che cuoce in 15 minuti, ma ne ricordo altre la cui cottura si aggira sui 40 minuti. Quindi per me  sono bastati solo circa 200 ml. di brodo, che ho versato tutto intorno lungo il bordo e successivamente al centro.
Coprite la teglia ed infornate per circa 40 minuti con carta stagnola. Poi scoprite e lasciate gratinare ed evaporare per ancora circa 15 minuti.
Era ottima! Grazie Christian.. grazie Ragazze dell'MTC!

sabato 16 marzo 2013

La Fideuà per l'MTC di marzo

Mai, sempre sia lodata, grazie per averci dato questa pasta speciale e per averci insegnato ad amarla così tanto. Ecco come inizia il nostro post dedicato alla sfida dell'MTC del mese di marzo. Inizia con un ringraziamento speciale alla vincitrice del mese scorso (merito di una Velvet Cake da capogiro) e inizia, ovviamente, con un'abbinamento, quello dei colori naturalmente. Ci siamo messe in testa di affrontare l'MTC sfruttando al massimo i temi cromatici dei nostri contest e fino ad ora ce l'abbiamo fatta...doppia sfida per noi!! Ma, come si dice, le sfide non finiscono mai. Mentre cercavo di figurarmi il piatto (qualcuno direbbe visualizzare, ma stiamo calmi e con i piedi per terra), vedevo il piatto adagiato su un muretto, in riva al mare e circondato dalle reti dei pescatori. Per un attimo ho pensato che avrei potuto uscire ed andare alla ricerca di una rete ma...alla fine ho pensato che al massimo avrei rimediato un retino.Avrei potuto andare nella solita cartoleria sotto casa, dove ormai sono abituati alle mie strane richieste. Qualche giorno fa sono andata a cercare una bacchetta magica, li ho spediti a recuperarmela in cantina, tra tutti gli scatoloni dove ormai avevano riposto le maschere e giochini vari di Carnevale. Ho provato poi a casa a vedere se poteva per caso, per puro caso, fare la polvere e rammendare al posto mio ma...non funziona. Mio figlio, se possibile, è rimasto più male di me e allora, abbiamo preso la bacchetta e l'abbiamo messa in un armadio. Stop. Chissà come mi avrebbero guardato se avessi chiesto un retino. Pazienza a giugno, ma a marzo...
Ma veniamo a noi. Munita delle migliori intenzioni, ho recuperato gli ingredienti più poveri che potevo. Il baccalà faceva al caso mio ed era lì sul banco che aspettava me. Poi ho allungato l'occhio e ho visto le mazzancolle. Siccome ero accompagnata dal capo cuoco che era a casa sotto antibiotico, ho seguito il suo consiglio e così ho messo pure quelle nel cestello. Il pomodoro lo avevo, l'aglio pure quindi, di corsa a casa a cucinare. 
All'inzio tagliare gli spaghetti è stato un po' una comica, ma poi ho rimediato un canovaccio e così non mi sono schizzati per tutta la cucina. Fidatevi, il rischio c'era eccome anche perché mentre cercavo di cocentrarmi con la Fideuà, la nanetta frignava (distraendomi) e l'aiuto cuoco semplicemente si ergeva a giudice limitandosi a criticare sul come e sul quando facevo le cose. 
Comunque, la cosa importare è che ce l'abbiamo fatta anche questa volta e qui sotto vi racconto il come:

Ingredienti per due persone:
150 gr di spaghettini sottili, olio evo, 1 spicchio d'aglio, 1 pomodoro, zafferano, 200 gr di baccalà dissalato, 200 gr di mazzancolle, fumetto di pesce*, sale, pepe, peperoncino;

* fumetto di pesce: le teste e quant'altro delle mazzancolle, un mazzetto di prezzemolo con gambo, 1/2 cipolla affettata, 1,5 lt d'acqua, 2 granelli di pepe, 1 bicchiere di vino bianco secco;

per la salsa di accompagnamento, ovvero, per la maionese alla chantilly: 2 tuorli d'uovo, 300 gr di olio, succo di mezzo limone, sale, un cucchiaino di senape,pepe, panna da montare (poca, solo per ottenerne un paio di cucchiai);

Prima cosa, preparazione del fumetto: visto che abbiamo acquistato le mazzancolle, queste ci tornano utilissime per il fumetto. Ecco allora sciacquate e pulite da testa, coda e carapace, tuffate in acqua. Aggiunta della cipolla, il prezzemolo, i granelli di pepe e il vino. Portare dolcemente ad ebollizione, schiumare e fare cuocere a fuoco moderato per 30 minuti. Passare al passino filtrando dalle impurità.

Tostare i fideus in pentola con un filo d'olio, mescolarli perché non si abbrustoliscano troppo e metterli da parte. Nella stessa padella, scottare le mazzancolle, salarle leggermente, girarle bene per parte e mettere in un piatto coperto da carta da forno. Stesso trattamento per il baccalà che avrete tagliato a pezzettini. Una scottatina in padella e messo da parte anche lui. Come dice Mai, aggiungere olio di quando in quando perché serve prima e durante la cottura del pesce. Sempre in questa saporitissima padella, aggiungere lo spicchio d'aglio, il pomodoro sbollentato e privato della buccia e allungare con del brodo. Una volta giunto a temperavtura, versavi di fideus e cominciare ad aggiungere il fumetto caldo mano a mano che la pasta lo asciuga. A 3/4 della cottura, aggiungere lo zafferano diluito nel brodo e le mazzancolle. Proseguire fino a quando la pasta avrà asciugato il liquido e quando la cottura sarà perfetta. Una spolverizzata di pepe e una di peperoncino e via nel piatto. Finire con il baccalà.

Per la maionese alla chantilly: fare la maionese come d'abitudine, mescolando i rossi con un pizzico di sale, l'olio a filo, il limone (alternato con l'olio), sale e pepe. Io ci metto anche un cucchiaino di senape perché mi piace una maionese un po' più decisa. E visto che è un po' decisa, l'ammorbidiamo con un paio di cucchiai di panna montati e voilà la versione chantilly con cui accompagnare la pasta.

Buona sfida a tutti!


Gli sfidanti di  marzo 2013 
con questa ricetta partecipiamo al contest del mese dell'MTC,la Fideuà!

lunedì 25 febbraio 2013

Blue Velvet Cake alla crema chantilly e tè matcha... fusion in green!



...pensavate forse che non ce l'avremmo fatta?
Che fosse davvero impossibile incrociare il tema fusion di questo mese per il nostro Colors and Food a tema fusion, insieme a quello delle nostre amiche dell'MTC?
Bhè, devo dire che appena abbiamo letto la sfida di febbraio, Valentina ed io ci siamo consultate un attimo e poi lei, che già ha profuso energie per questo mese con tantissimi piatti in tema, giustamente ha lasciato la mano a me.
Stavolta la "mission" delle care donzelle e della vincitrice di gennaio, Stefania, era cucinare gluten-free.
Stefania è davvero una donna fortissima, l'ho conosciuta l'estate scorsa in un'afosa pizzeria di Milano, ad un  mini-raduno con altre care blogger. Del dover mangiare gluten-free ha saputo quasi fare una virtù. Col suo blog, con le sue ricette e con alcuni suoi esilaranti o a volte toccanti racconti, è riuscita ad entrare nel cuore di tutte noi, portando la consapevolezza che senza glutine è possibile. Spesso è difficile trasformare le ricette di sempre, ma lei è una maestra in questo, basta vedere la magia dei suoi pici :-)
Quindi stavolta nello scegliere gli ingredienti, grandissima attenzione al marchio riportato dai produttori, che doveva essere rigorosamente senza glutine.

Devo dire che l'idea per questa torta mi è venuta quasi subito, ma ho tergiversato fino a venerdì, quando ho finalmente realizzato che domenica, ieri, sarebbe stato il compleanno della mia mamma e che (forse) "qualcuno" si sarebbe aspettato che la torta per la festa l'avrei portata io.
Ecco, non starò a raccontarvi di coloranti miscelati in rosso e blu allo scopo di ottenere un certo tono di indaco (°_O) salvo poi arrivare ad un blumarronerossastro abbastanza inquietante...
Non parlerò di bocchette a stella che poi a stella non sono, di torte fatte e rifatte per via di decorazioni che volevano essere delle rose ma che infine erano solo dei mucchietti a righine...
Non descriverò mani che vogliono sciolgliere i grumi di polvere colorante nel buttermilk... e che poi restano turchesi per un giorno e mezzo. No.
Vedete un po' il risultato: addio bellissime roselline e fantastico blu indaco. Beccatevi queste specie di riccioli e le roselline saranno per il prossimo compleanno!





In compenso il gusto della blue-velvet non ha tradito. Ho messo due brutali fotografie delle fette, fatte stamattina sul tavolo della zona-caffé al lavoro: i miei colleghi (soprannominati formiche rosse, perché divorano tuttoooo!) hanno spazzolato entrambe le inquietanti "mezzetorte", che noi ieri sera non siamo riusciti a finire ;)

 

 

 


Blue Velvet Cake alla crema chantilly
e tè matcha
 
 
Blue velvet cake (ricetta di Stefania):

160 gr di farina di riso sottilissima tipo amido (Le Farine Magiche Lo Conte, Pedon, Rebecchi)
60 gr di fecola (Cleca, Pedon, La Dolciaria, Sma & Auchan)
30 gr di farina di tapioca (che potete sostituire con Maizena)
1/2 cucchiaino da tè di sale
8 gr cacao amaro (Venchi, Easyglut, Pedon, Olandese)
110 gr burro
300 gr di zucchero
3 uova medie
1 fialetta di aroma di vaniglia

240 ml di buttermilk
(ma se non lo trovate, fate inacidire per 20 min. 240 ml. latte con un cucchiaio di limone)
1 cucchiaio di colorante blu (Rebecchi o Loconte)
1 cucchiaio di aceto bianco
1 cucchiaino da tè di bicarbonato di sodio


Crema chantilly alla vaniglia e
Frosting al tè matcha:
400 gr. mascarpone
400 gr. panna freschissima
1 cucchiaino colmo di tè matcha
80 gr. zucchero a velo
gocce di aroma di vaniglia
Palline argentate per la decorazione


Pre-riscaldate il forno a 175°C.
In un recipiente mescolate le farine, il sale, il cacao. In un altro recipiente,  con le fruste elettriche sbattete il burro per 2-3 minuti, finché sarà soffice e poi aggiungete lo zucchero e sbattete per altri 3 minuti.
Aggiungete le uova, una alla volta, sbattendo 30 secondi dopo ogni aggiunta.
Mescolate il colorante al buttermilk e quindi versate poco per volta al composto di burro, alternando le polveri al buttermilk. Possibilmente iniziate e finite con la farina. Aggiungete anche la vaniglia e mescolate.
In una tazzina (capiente) mescolate il bicarbonato all’aceto bianco, facendo attenzione a versarlo subito nell'impasto e incorporatelo bene con una spatola.
Imburrate
una teglia  da 25 e spolverizzate con farina di riso. Fate cuocere per 40/45 minuti, o finché non vedete che è cotto (con il trucchetto dello stuzzicadenti!)
Lasciate raffreddare la torta dentro la teglia (potete usarne anche una in silicone, ma è meglio usare la carta forno per evitare contaminazioni) per 10 minuti. Poi toglietela dalla teglia e lasciatela raffreddare, quindi fasciatela nella pellicola trasparente. Fatela riposare in frigo per diverse ore. In questa maniera sarà più facile da tagliare senza che si sbricioli e sarà più semplice mettere la farcitura. Per quest'ultima ho seguito il trucchetto di mettere la torta, già tagliata in dischi, in congelatore un paio d'ore prima di iniziare a farcirla e decorarla: agevola moltissimo il tutto.


Per il frosting e la crema chantilly:
Setacciate lo zucchero a velo nella panna man mano che montate con le fruste elettriche. Montare fino a consistenza fermissima. Quello che si ottiene viene chiamato "crema chantilly".
Tenete da parte circa un terzo di questa panna-crema.
Procedete con la preparazione del mascarpone:
in una ciotola a parte, sempre con le fruste elettriche, montate il mascarpone e, quando sarà cremoso toglietene circa 1/3 e miscelatelo al terzo della crema chantilly. Aromatizzate con qualche goccia di aroma alla vaniglia quindi procedete a farcire la base della torta. Chiudete col disco superiore e procedete con il frosting.
Al mascarpone rimasto, incorporate il tè matcha, aiutandovi con le fruste elettriche e con un piccolo colino a maglie fitte. Quando avrete ottenuto una soffice cremina leggermente verde, incorporatela delicatamente alla crema chantilly usando la spatola e poca per volta, avendo cura di fare movimenti ampi e lenti, dal basso verso l'alto per non smontare la panna.
Con l'aiuto di un coltello lungo a lama piatta e liscia, oppure con spatola apposita, distribuite il frosting sulla torta ancora ghiacciata, anche lungo i bordi. Riempite poi una sac-a-poche con bocchetta a stella e procedete alla decorazione, secondo i vostri gusti e la vostra manualità.
Questa torta si conserva molto bene anche un paio di giorni, rigorosamente in frigo.

Questa ricetta è per  l'MTC di febbraio

e ovviamente per il Colors and Food di Febbraio: Cousine Fusion, a green piece of color!


martedì 22 gennaio 2013

I nostri pici, bianchi... con un tocco di rosso!



Si lo so, lo so cosa penserete tutti: "...fff! arridaje co' sta storia dei colori".
(In particolare l'Ale che già a suo tempo rimarcò questa mia mania facendomi un regalo che non posso dimenticare!)
Ma io mancavo da tanto dall'MTC.
E l'MTC mi mancava. Troppo.
Poi  nel frattempo siamo cresciuti nella famiglia dei blog, quindi questa piccola creatura che è il nostro "Colors and Food" doveva pur iniziare a farsi spazio tra i grandi.
E perché perdersi questa sfida, tutta personale, di incrociare due temi in un solo piatto? Sempre più difficile, dite? Ma no, invece. E' stato semplicissimo.
A patto di non voler fare concorrenza alla Pat, che in questo meraviglioso post ha incrociato invece le storie dei profondi legami con la gente e con il territorio toscano, che i suoi Pici rappresentano.

Qui non potremo proprio permetterci tanto, lo ammetto, anche perché io, dal mio territorio non ho grandi chance per proporre un connubio tra Siena e Bergamo.
O vogliamo tirar fuori dal cappello il ragù d'asino, di cervo o di cinghiale? ...non lo potrei mai fare, mi si contorce lo stomaco al solo pensarci.
Invece, penso alla ricetta povera ma allo stesso tempo meravigliosa che sono questi pici, che mai avevo fatto e che oggi mi hanno veramente stupito.
Li sento come l'espressione del grande sapere che risiede nelle cose "semplici", fatte con le mani e con il Cuore.
E non posso quindi, non pensare alle antiche consuetudini che appartenevano alle nostre nonne (ma anche a molte di noi donne moderne) di non buttare via nulla, di cercare con l'ingegno di riutilizzare tutto, ma proprio tutto quello che restava in cucina.
Perché l'abbondanza non è mai stata una cosa scontata, né a Siena e nemmeno a Bergamo.
Quindi ecco un "condimento" di riciclo in piena regola: le croste di Formaggio. Che siano di Grana oppure del più nobile Parmigiano, le ho sempre amate tantissimo ad esempio nel minestrone. Danno un gusto unico al brodo e  mi piace tanto la morbidezza che acquistano quando le si lascia cuocere un po'... per me sono inimitabili.

Pici con straccetti di crosta di parmigiano
e pomodori secchi

300 gr. pici
100 gr. croste di parmigiano
100 gr. pomodori secchi
(rinvenuti in acqua per qualche ora)
2 bicchieri vino bianco secco
olio, aglio, sale

Mettete a bollire l'acqua per la cottura dei pici.
Intanto, raschiate e pulite le croste di formaggio, tagliatele a striscioline di circa 1 x 5cm e mettetele a cuocere in un pentolino con il vino bianco. Quando saranno tenere, tenetele da parte prima di scolarle, mentre farete un leggero soffritto con poco olio e l'aglio vestito. Stufate un paio di minuti i pomodori secchi ben strizzati e tagliati a striscioline, unite le croste morbide appenta tolte dal vino e saltate a fuoco non troppo alto per non far troppo sciogliere il formaggio. Togliete l'aglio ed unite infine i pici appena scolati: vanno cotti in acqua ben bollente e salata, per tre o quattro minuti, non di più.

I pici
vedete anche il post di Patty
 
200 gr di farina 00
100 gr di farina di semola rimacinata
2 generosi cucchiai d’olio extra vergine
1 pizzico di sale
acqua – qb –

Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta.
Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina.
Impastate energicamente con le mani e con i polsi, facendo attenzione a non stracciare la pasta.
Infine formate una palla e lasciate riposare una mezz'ora avvolta da pellicola, in frigo.
Tagliate delle striscioline di impasto e lavorate i pici formando dei lunghi fili, da circa 2-3 mm. di diametro. Si cuociono in acqua bollente, per circa 3 minuti.



Questa ricetta è, ovviamente, per l'MT Challenge di gennaio in collaborazione con Patty del blog Andante con gusto:
I pici